#OngATestaAlta: le Organizzazioni non governative respingono le accuse

Migranti: sbarcati a Palermo in 592 da nave Msf

Non accenna a placarsi la polemica sul ruolo svolto dalle Ong nei salvataggi in mare dei migranti partiti dalle coste libiche e diretti verso l’Italia. Le Organizzazioni non governative hanno risposto per le rime agli attacchi dei giorni scorsi rivendicando con orgoglio le proprie scelte nel corso di un affollato incontro convocato a Roma dall’Assemblea delle Ong e dal Forum del terzo settore col significativo hastag #OngATestaAlta. Sono intervenuto in quell’assemblea con altri colleghi esprimendo solidarietà e apprezzamento ai volontari che operano per salvare i migranti in mare, ma anche preoccupazione per il clima ostile che si sta fomentando nel tentativo di screditare le organizzazioni umanitarie.

Sappiamo che l’accusa di collusione coi trafficanti è falsa perché gli operatori delle Ong si muovono su indicazione della centrale operativa della Guardia Costiera italiana che coordina le operazioni sulla base delle disposizioni del Ministero dell’interno. Del positivo coordinamento fra le Ong e le unità militari coinvolte nelle attività di pattugliamento abbiamo avuto conferma da parte di tutti gli intervenuti alle audizioni svolte in Parlamento, dall’ammiraglio dell’operazione militare Sophia al comandante della Guardia Costiera, allo stesso procuratore di Catania Zuccaro, che pure insiste nel ribadire i suoi sospetti senza peraltro corroborarli di riscontri concreti.

È lecito chiedersi a chi giovi tutto questo, chi abbia interesse a colpire le Ong e screditare il loro operato; la ragione dell’altalena di insinuazioni e smentite da parte dei funzionari di Frontex; il perché circoli la bislacca teoria per cui sarebbero le Ong il fattore di attrazione dei migranti mentre è risaputo quali sono le cause che inducono i profughi a partire. Si sta forse cercando di costruire un alibi per giustificare il disimpegno dall’accoglienza? Si vogliono forse indurre le Ong ad andarsene per non avere in quel tratto di mare testimoni scomodi dei metodi adottati dalle autorità libiche per contenere le partenze?

Interrogativi che esigono risposte. Così come serve fare chiarezza sui sospetti a carico delle Ong. Una prima risposta è arrivata dalla conclusione dell’istruttoria condotta dalla Commissione Difesa del Senato, che com’era prevedibile ha escluso qualunque collusione tra Ong e trafficanti, smontando la campagna denigratoria, e ribadito che il soccorso dei migranti in mare non solo è consentito, ma anche doveroso e ineludibile. Al tempo stesso la Commissione difesa ha avanzato la proposta di una whitelist delle Ong che accettano di rendere noti la provenienza dei finanziamenti e la composizione degli equipaggi, e ha ribadito per le Ong l’obbligo di operare sotto il controllo della Guardia Costiera e il divieto di gestire in modo autonomo corridoi umanitari.

Che non sia compito delle Ong gestire i canali di ingresso dei migranti è evidente, ma questi canali umanitari oggi sono indispensabili se non vogliamo restare a guardare la gente che muore senza far niente. In realtà tutti sanno che se non fosse per le Ong i morti nel Mediterraneo sarebbero molti di più. Lo ha confermato nella recente audizione in Commissione d’inchiesta della Camera Gabriele Eminente, direttore di Medici Senza Frontiere. MSF rivendica con orgoglio i 60.000 salvataggi effettuati, denunciando con chiarezza che la loro presenza in mare è diretta conseguenza dell’assenza di altri. Le Ong fanno quello che gli Stati dovrebbero fare e non fanno, perché di fronte alla gente che muore non si può restare a guardare. Se si vuole risolvere davvero il problema la soluzione c’è, ma spetta alla politica e alle istituzioni: aprire canali regolari d’ingresso, cambiare il regolamento di Dublino

Intanto le Ong stanno pagando un prezzo altissimo per questa vicenda. Mentre fino a ieri il loro ruolo era accolto dal consenso dell’opinione pubblica e dalla gratitudine delle istituzioni, oggi viene visto con sempre maggiore sospetto e ostilità. E la campagna diffamatoria inizia a produrre frutti velenosi, come si è visto in occasione di recenti manifestazioni di intolleranza e nell’aggressione squadrista alla sede OIM a Roma. Ma le ripercussioni sono pesanti anche sul piano economico: alcune grandi Ong stanno ricevendo da sponsor e donatori un numero elevato di disdette che mette in crisi la loro raccolta fondi.

Proprio per questo oggi è tanto più necessario che queste organizzazioni rafforzino con nuovi e più efficaci strumenti la loro capacità di accountability. Se ne è discusso nei giorni scorsi anche al Festival del volontariato di Lucca nell’incontro “Onesta, veritiera, corretta, etica e trasparente. La comunicazione che vogliamo”, al quale sono intervenuto per presentare la mia proposta di legge che intende appunto disciplinare la comunicazione pubblica destinata a promuovere raccolte di fondi a scopo umanitario e di solidarietà.