Migranti: le responsabilità a cui l’Europa non può sottrarsi

IMMIGRAZIONE: NAVE MARINA SOCCORRE 200 MIGRANTI

Ha ragioni da vendere il nostro Governo  nell’alzare la voce rivendicando dai partner europei un diverso impegno sul fronte dell’emergenza migratoria. Nei primi sei mesi del 2017 si sono superati gli 85.000 sbarchi in Italia, il 20% in più rispetto all’anno scorso. È evidente che questo fenomeno non può essere lasciato alla sola gestione del nostro Paese, ma va assunto in coerenza coi principi di solidarietà e mutuo aiuto del trattato di Lisbona, come priorità di tutta l’Unione europea.

Detto ciò, quello che il Governo italiano deve pretendere nelle sedi europee è che si passi dalle vuote affermazioni di generica solidarietà all’assunzione di responsabilità concrete nell’ambito di una coerente visione politica del problema. Purtroppo non sembra che si stia andando in questa direzione se le premesse sono quelle dell’ipotesi d’intesa raggiunta dal Ministro Minniti coi colleghi di Francia e Germania e il Commissario Ue Avramopoulos. Anziché sciogliere i veri nodi si continua a girare intorno al problema con soluzioni irrealistiche e fuorvianti. L’intesa riguarderebbe un codice di condotta per le Ong, lo stanziamento di fondi per consentire alle autorità libiche un miglior controllo delle coste, il rilancio della relocation nei Paesi europei, il rafforzamento del ruolo di coordinamento della guardia costiera italiana.

Si insiste in particolare sul codice di comportamento per le Ong: dal divieto di segnalare ai barconi la propria presenza e avvicinarsi al confine delle acque libiche per prelevare i migranti a quello di trasbordare i naufraghi su altre imbarcazioni delle missioni europee, tutte misure limitative della capacità operativa delle organizzazioni umanitarie che finora hanno dato un contributo determinante al salvataggio di vite umane. Che bisogno c’era di questo codice? Quel è il problema? Le Ong fanno un buon lavoro, salvano vite in mare perché chi dovrebbe farlo non lo fa a sufficienza, e lo fanno seguendo le indicazioni della guardia costiera, compreso il porto di approdo. Per gli sbarchi ci sono poi gli obblighi di legge e le convenzioni internazionali che li regolano. Serviva più trasparenza? Bene, ma allora il codice di condotta facciamolo per tutti i tipi di navi, comprese quelle mercantili. Dove si vuole arrivare? Fare delle Ong il capro espiatorio dell’incapacità dei governi europei di gestire il problema? O si cercano pretesti per abbandonare l’impegno nei salvataggi?

É condivisibile l’obiettivo di un piano d’azione per alleviare la pressione migratoria sull’Italia, riducendo i flussi nel Mediterraneo. Ma al di là di generiche dichiarazioni di intenti, da Francia e Germania è arrivato un netto ‘no’ alla proposta di un unico comando europeo per ricerche e salvataggi in mare e soprattutto è stato ribadito il rifiuto della disponibilità dei porti francesi e spagnoli per gli sbarchi. Si parla di un maggiore sostegno alla guardia costiera libica, ma si dimentica che si tratta di quella stessa guardia costiera indagata dalla Corte internazionale dei diritti umani per aver sparato sui barconi dei migranti. Si continua a ripetere fino alla noia “accogliere i rifugiati politici e rimpatriare i migranti economici”, fingendo di non sapere che oggi è di fatto impossibile distinguere fra chi fugge dalle guerre e dalle persecuzioni politiche e chi semplicemente scappa dalla miseria, dalla fame, da una terra resa invivibile dai disastri ambientali.

Si continua ad ignorare che siamo in presenza di un fenomeno migratorio di portata epocale, inevitabile e prevedibile, e infatti ampiamente previsto dai demografi, che solo a causa delle insensate politiche protezioniste adottate finora dagli Stati europei oggi si presenta sotto la forma di un’emergenza umanitaria. Un fenomeno di fronte al quale gli Stati e i governi europei devono decidere una buona volta se continuare a nascondere la testa sotto la sabbia per poi ritrovarsi impreparati, a doverne subire le conseguenze, o provare a governarlo con intelligenza e lungimiranza con politiche per la programmazione dei flussi e il sostegno all’integrazione.

L’Europa deve decidersi, e non ha che una strada sensata da prendere: cambiare le regole di Dublino sull’asilo e gli accordi sulla relocation per un’effettiva equa distribuzione dell’accoglienza fra gli Stati membri, ma anche aumentare l’impegno  economico dei singoli Stati per alimentare il Fondo per la cooperazione con l’Africa, unica vera prospettiva utile per contenere i flussi nel Mediterraneo. Se invece la risposta è quella del governo austriaco, che minaccia di schierare l’esercito per la “minaccia” di poche decine di migranti, allora oltre a cadere nel ridicolo si rischia davvero di far naufragare nel peggiore dei modi l’ideale europeo.

Si continua ad improvvisare senza una visione d’insieme, coerente e lungimirante, che servirebbe di fronte a un fenomeno di dimensioni epocali, gravido di rischi e di opportunità come tutti i grandi cambiamenti della storia. Servirebbe un disegno complessivo per affrontare il problema con la necessaria gradualità, non solo dal versante dell’ordine pubblico, ma anche nelle sue implicazioni economiche, sociali e culturali. Bene ha fatto il presidente dell’Inps a ricordarci che l’immigrazione è una risorsa di cui non potremo fare a meno, non fosse altro perché oggi sono proprio i contributi dei lavoratori immigrati a garantire la sostenibilità del nostro sistema di protezione sociale.

Occorre continuare a salvare le persone e ad accoglierle, alleggerire la pressione sui territori più esposti alle tensioni sociali con una più equa e sostenibile distribuzione dell’accoglienza nel territorio italiano (sono migliaia i comuni non ancora coinvolti), imporre che anche gli altri Paesi europei si assumano le proprie responsabilità, mettere in campo iniziative politiche e diplomatiche per la stabilizzazione della Libia, investire nella prospettiva della cooperazione per lo sviluppo dei Paesi africani. E soprattutto raccontare alla gente le cose come stanno, smascherando le falsità di quanti su questo tema continuano a spargere disinformazione e fomentare razzismo.