Centri di accoglienza: relazione finale della Commissione d’inchiesta

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Con la fine della legislatura, anche la Commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti ha terminato il suo lavoro approvando a larghissima maggioranza (unico voto contrario quello della Lega) la relazione conclusiva che ho presentato in qualità di relatore. Il rapporto offre un quadro complessivo del fenomeno delle migrazioni forzate in Italia, sul piano storico, giuridico e delle misure concrete di accoglienza messe in atto, approfondisce alcuni temi oggetto d’indagine ed espone le valutazione e proposte della Commissione.

La prima parte è dedicata alla ricostruzione cronologica delle basi giuridiche della disciplina sull’asilo per come si è evoluta in Italia e in Europa: le nozioni di rifugiato e diritto d’asilo contenute nella Costituzione, l’evoluzione legislativa dalla Legge Martelli del 1989 alla Legge Puglia, alla Turco Napolitano fino alla Bossi Fini del 2002; l’evoluzione delle norme europee, da Maastricht a Tampere, a Dublino III; i provvedimenti di attuazione delle direttive europee fino al decreto n. 142 del 2015; infine il decreto Minniti n. 46 del 2017.

Il secondo capitolo descrive le iniziative concrete con cui, in base all’impianto normativo in quel momento vigente, in Italia si è organizzata l’accoglienza dei richiedenti asilo: dalle emergenze dei primi anni ’90 alle prime esperienze di reti territoriali fra istituzioni pubbliche e terzo settore, dal Piano nazionale asilo alla nascita dello Sprar, dall’emergenza nord Africa all’ondata migratoria degli ultimi 4 anni, fino all’attuale sistema dell’accoglienza diffusa.

La terza parte si apre con un glossario della nomenclatura dei centri e la rappresentazione schematica delle tappe che il migrante attraversa dal momento del suo ingresso illegale sul territorio dello stato e fino all’uscita dal sistema di accoglienza. Seguono approfondimenti su aspetti specifici oggetto dell’indagine della Commissione:

- i dati relativi alla presenza di migranti, organizzati per Regione e tipologia di centro, dai quali emergono con chiarezza l’incremento delle presenze complessive, l’incidenza crescente dei Cas, gli squilibri territoriali e la difficoltà a coprire i posti Sprar disponibili;

- la tipologia delle strutture, in larga prevalenza di piccole dimensioni, con una significativa incidenza di strutture para-alberghiere evidentemente riconvertite dal mercato dei servizi turistici;

- il titolo di possesso dell’immobile da parte dell’ente gestore, dato da cui emerge il ridotto numero dei beni demaniali e la larga prevalenza di strutture private, per lo più detenute in affitto dall’ente gestore;

- l’analisi, per ogni Regione, del numero di comuni coinvolti e non coinvolti, nonché l’incidenza dei migranti presenti in relazione alla popolazione residente, tabella dalla quale emergono forti squilibri territoriali;

- le procedure di affidamento, questione che evidenzia disomogeneità di comportamento fra le prefetture e un anomalo ricorso all’affidamento diretto in alcune zone.

Infine, i capitoli conclusivi contengono le valutazioni e proposte della Commissione, sintetizzabili nei seguenti punti:

- c’è un’evidente divergenza fra il modello astrattamente delineato dal decreto legislativo n. 142 e il reale funzionamento del sistema;

- il passaggio dalla primissima alla prima e alla seconda accoglienza non avviene nel rispetto dei tempi teoricamente previsti, e la stessa organizzazione dei centri presenta una certa commistione di funzioni che talvolta impedisce di distinguere fra prima e seconda accoglienza;

- l’eccessivo protrarsi delle permanenze nelle strutture di prima accoglienza contribuisce ad alimentare questa confusione e soprattutto impedisce al migrante di accedere a servizi di cui dovrebbe poter disporre data la prolungata permanenza;

- l’eccessivo ricorso a centri di accoglienza straordinari, concepiti come strutture provvisorie di emergenza, ma di fatto diventati ordinari tanto da assorbire l’80 % delle presenze, che per il carattere temporaneo ed emergenziale presentano seri problemi di carenza dei servizi (informativa legale, mediazione culturale, lingua, formazione al lavoro ecc);

- l’eccessivo protrarsi dei tempi di analisi da parte della Commissione e dell’eventuale ricorso in sede giurisdizionale che aggrava il problema;

- in sostanza si finisce per garantire l’accoglienza, magari in gran parte dei casi in modo del tutto dignitoso, ma si fa troppo poco in funzione dell’inclusione;

- nella fase più recente ci sono stati positivi interventi legislativi per ridurre i tempi di attesa e incentivare il passaggio al sistema Sprar, ma resta il problema del numero insufficiente dei comuni coinvolti;

- è necessario da un lato rafforzare le procedure di rimpatrio e dall’altro riqualificare il sistema dei Cas, anello debole della catena, adeguandone gli standard di servizio al modello Sprar. In particolare, si sottolinea la necessità di un salto di qualità su insegnamento della lingua, mediazione culturale, orientamento civico, formazione professionale, rilevazione e validazione delle competenze, programmi di avviamento al lavoro.

Più in generale, la Commissione ritiene si debbano evitare duplicazioni degli interventi e sprechi e si debba migliorare il coordinamento operativo attribuendo un ruolo in tal senso alle Regioni, mentre per garantire una più efficace governance complessiva del sistema propone l’istituzione di una specifica struttura pubblica con le funzioni di Agenzia nazionale dell’accoglienza. Infine, la Commissione propone che la prossima legislatura si faccia carico di aggiornare e armonizzare la legislazione, riunendo un insieme di norme oggi troppo frammentate e dispersive in un Testo Unico in materia di asilo.