Il fascismo non è uno scherzo

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Non si può più parlare di casi isolati. Guai a sottovalutare i sempre più frequenti episodi di squadrismo fascista e di aggressioni razziste e xenofobe. Le ultime settimane sono state teatro di una sequenza inquietante: dopo i fatti di Ostia, il blitz di Como con l’irruzione in una riunione di volontari impegnati a sostegno dei migranti, l’azione provocatoria sotto la sede de L’Espresso e La Repubblica a Roma, l’esposizione di simboli nazisti in una caserma dei carabinieri a Firenze, le reiterate minacce di perseverare nelle intimidazioni contro la libertà di stampa.

È indispensabile che le forze sane del Paese alzino il livello di allarme e rispondano con unità e fermezza per porre un argine all’avanzata anche nella società italiana di movimenti che si richiamano apertamente al fascismo e al nazismo. Non possiamo consentire il riemergere di aberranti ideologie che nel secolo scorso hanno prodotto gli orrori che il nostro Paese e l’Europa ben conoscono e che abbiamo sconfitto solo a prezzo della guerra di liberazione e del sacrificio di tante vite umane.

Dev’essere chiaro che non c’è niente di folcloristico, ma un preoccupante segnale per la tenuta della nostra democrazia, nel consenso imprevedibilmente raccolto da formazioni come CasaPound nelle più recenti tornate elettorali. Così come non è uno scherzo il fatto che le formazioni di estrema destra, in crescita in tutta l’Europa, abbiano riunito poche settimane fa in Polonia decine di migliaia militanti provenienti da tutto il continente, o che oggi l’estrema destra sia chiamata ad occupare ministeri chiave nel governo austriaco,  a due passi dai nostri confini.

Non è un caso che tutto questo avvenga proprio oggi, mentre raccogliamo le macerie sociali prodotte dalla crisi più lunga dal dopoguerra, con larga parte della società italiana che vede peggiorare le proprie condizioni materiali di vita e perde fiducia nel futuro, è attratta dalla propaganda populista e tentata dalla guerra fra poveri. La società della paura e del rancore diventa il terreno ideale in cui la destra si incunea nel malessere dei singoli mentre le forze democratiche stentano a suscitare fiducia nell’azione collettiva e nel riscatto sociale.

Questa situazione è la tragica conferma di quanto la questione sociale e quella democratica siano intrecciate. Per questo la battaglia contro le disuguaglianze e per la difesa dei diritti e delle tutele sociali deve accompagnarsi a un capillare lavoro culturale, di promozione della partecipazione civica, animazione delle reti di comunità, difesa e cura degli strumenti della democrazia. Ogni centimetro di spazio pubblico concesso all’agibilità politica dei gruppi neofascisti, è una regressione della democrazia difficile da recuperare.

È importante che la manifestazione antifascista di Como dello scorso 9 dicembre sia stata un successo. Occorre tenere alto il livello della mobilitazione unitaria delle forze antifasciste, ma soprattutto serve un grande lavoro sulla memoria e sulla cultura perché la storia ci insegna che il sonno della ragione genera mostri, e l’unico antidoto in grado di sconfiggerli è la capacità di rigenerare costantemente la cultura diffusa della democrazia e della solidarietà. Ricordiamoci che l’accoglienza e l’apertura verso il “diverso” sono i valori che segnano il grado di qualità di una democrazia e di civiltà di un paese; che il fascismo non è uno scherzo e l’antifascismo non è un retaggio del passato.